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Lo Zibibbo di Pizzo, storia di un vino unico

Un vino secco, da tutto pasto, molto minerale e sapido. Lo zibibbo di Pizzo delle Cantine Benvenuto è diverso da tutti gli altri. Il terreno granitico e l’aria che arriva dal vicino mare Tirreno gli conferiscono caratteristiche uniche, che in breve lo hanno reso uno dei vini più apprezzati in Italia e all’estero, tanto da essere stato inserito dal New York Times tra i dieci migliori bianchi italiani. Eppure lo Zibibbo di Pizzo è un vino storico che ha seriamente rischiato di scomparire, e la sua riscoperta ha un nome ed un volto ben precisi: quelli di Giovanni Celeste Benvenuto. Questo giovane determinato, intraprendente ed appassionato, non solo ha recuperato il vino che aveva imparato a conoscere da bambino, ma l’ha innalzato alla sua massima espressione. “Sono nato in Abruzzo da padre calabrese, e a18 anni ho deciso di stabilirmi in Calabria. Non potevo accettare che una tradizione così preziosa, un vino con tanta storia e con potenzialità così grandi scomparisse. Ho deciso che la mia missione dovesse essere quella di recuperare questa antica vocazione, e valorizzare una cultivar ed un metodo di vinificazione che sono davvero unici: un onore ed un dovere”. Ma qual è la storia di questo particolarissimo vino? “La nota comune con lo zibibbo siciliano è la paternità, perché nasce in Medio Oriente come moscato d’Alessandria; da noi arriva attraverso le rotte commerciali dei Fenici, ma in un primo momento solo lungo le coste. Quando le popolazioni si ritirano sulle colline per difendersi dalle incursioni sulla costa, portano con sé questo vitigno che qui, a 300 metri sul livello del mare, inizia a comportarsi in maniera diversa: accumula meno zucchero, che significa meno alcool e meno zucchero residuo. Per cui non si ottiene, come accade in Sicilia, un vino molto alcolico o dolce, ma un vino secco, da tutto pasto, perfetto per carni bianche e pesce. Un vino che veniva coltivato sulle colline di Pizzo e di Francavilla Angitola, che hanno in comune il terreno di origine vulcanica, granitico, che conferisce caratteristiche uniche a questo zibibbo, rendendolo apprezzatissimo anche all’estero, in Francia e negli Stati Uniti”. Non è stato semplice riprendere questo tipo di vinificazione. “Qui lo zibibbo è sempre stato vinificato come vino secco, ma quando sono arrivato, 18 anni fa, vinificarlo non era consentito dal punto di vista legale. Ci sono voluti ben 11 anni per ottenere il permesso, ma ora è nato qui il primo Zibibbo Igt, c’è un presidio Slow food che protegge questa cultivar così tipica; e la strada che porta alle nostre cantine si chiama Via della Zibibbo”.

Raccontare la nostra terra attraverso un calice di vino”. La filosofia delle Cantine Benvenuto è in piena sintonia con le scelte compiute dal ristorante Porto Vecchio: esaltare le eccellenze del territorio. Così oggi è possibile accompagnare i piatti del Porto Vecchio con tutti i vini Benvenuto: lo zibibbo di Pizzo, ma anche un calabrese in versione rosato, la malvasia, il particolarissimo Orange wine e lo zibibbo passito. E poi l’ultima nata, la birra allo zibibbo. “Credendo in questa unione abbiamo fatto una Italian grape ale: mettendo le uve passite nel mosto della birra otteniamo una birra particolarissima, con sentore amarostico ma con tutti i profumi dello zibibbo”

 

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